Il mio esordio come volontaria Oasis

Il mio esordio come volontaria Oasis

Isabella ha condiviso la sua esperienza di volontariato in Oasis

In un uggioso pomeriggio di ritorno ad un semi-lockdown mi viene fatta la proposta di condividere una testimonianza sulla mia esperienza in Oasis come volontaria.

Vinco la pigrizia che mi infonde questa giornata e la mia naturale ritrosia.

L’ho promesso e lo faccio.

Ho preso contatto con Oasis perchė la mia figlia più piccola, quando era scout, aveva fatto una esperienza di volontariato e mi aveva parlato con grande entusiasmo di questo asilo multietnico e mi ero ripromessa, una volta raggiunta la tanto agognata pensione, che avrei prestato servizio presso questo asilo nido.

Grazie però all’oste con cui non avevo fatto i conti, l’adorata Fornero, il mio piano si realizzerà un po’ più tardi del previsto, ma all’inizio del 2019 eccomi pronta.

Mi sento impreparata e inadeguata, é passato tanto tempo da quando ho accudito un bambino, e mi chiedo soprattutto se i bambini accetteranno una “babbiona” come me.

Il primo giorno infatti, non appena entro nella stanza dei piccini, E. scoppia in un pianto dirotto. “Ci siamo” penso io, “l’attempata volontaria ha spaventato la piccola”.

Piano piano però i bimbi mi accettano, si avvicinano per farsi consolare in un momento di malinconia, mi tendono le braccia per un momento di coccole.

Si fanno “leggere” i librini colorati di stoffa e cartone esposti nella loro piccola libreria e ne ascoltano le descrizioni inizialmente un po’ impacciate che io propongo loro.

C’é qualcuno che mi studia alla distanza, poi si avvicina e gioca con l’infinita varietà di giochi esposti sugli scaffali. Si complimenta poi con se stesso per un obiettivo raggiunto con successo.

Che bello vedere l’autostima svilupparsi in loro ancora così piccini!

P., dolcissimo, si ricorda sempre di un gioco fatto uno dei primi giorni e mi viene a cercare per rifarlo prendendomi le mani e posizionando i suoi piedini sopra i miei per camminare insieme.

Qualcuno dei più grandi mi chiede di cantare una canzoncina… cerco di svicolare, ma la loro insistenza non me lo consente, cedo alla fine e note improbabili e stonate escono dalla mia bocca. C. sgrana gli occhi e mi guarda allibita e capisco allora che non dovrò mai più ripetere quella performance.

É per me, che comincio ad avere problemi con l’udito, a volte difficile capire ed interpretare il loro linguaggio ancora imperfetto… ogni tanto qualcuno perde la pazienza e mi scandisce a voce altissima e a modo suo le parole che non afferro… scoppio a ridere ma alla fine ne capisco almeno il senso.

Qualcuno poi, ogni tanto, prova farmi venire un coccolone: la piccola N. dagli socchi scuri e meravigliosi mi guarda con aria di sfida mettendosi in piedi e dondolandosi in perfetto equilibrio sul cavallino a dondolo.

Li seguo nei loro giochi con l’occhio attento di una mamma che é sempre stata un po’ ansiosa, soprattutto quando salgono sullo scivolo, ma che ci posso fare… sono una volontaria un po’ ansiosa e, se lo diventerò, sarò una nonna ansiosa… ma sono sempre pronta a dar loro l’affetto e la tenerezza che ogni tanto richiedono.

Mi sono presa una pausa per la situazione attuale ma mi  mancano moltissimo.

Durante il lockdown ho incontrato B. che mi ha salutato affettuosamente da un marciapiede all’altro dicendo al nonno (mio compagno del liceo) quella é una mia amica grazie B.: che gioia mi hai dato!

Isabella

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