Senza l’Associazione Oasis non mi sarei mai laureata

Senza l’Associazione Oasis non mi sarei mai laureata

Federica racconta la sua esperienza nei nidi Oasis

Sono diventata mamma di Matteo a vent’anni. Vivevo alla casa dello studente, frequentavo il secondo anno di Ingegneria edile – architettura ed ero fidanzata da meno di un anno. Gjergji, il ragazzo che 5 anni più tardi sarebbe poi diventato mio marito, aveva 22 anni, studiava Scienze Politiche e lavorava part time per potersi mantenere.

Entrambi avevamo lasciato famiglie e amici rispettivamente in Piemonte e in Albania. Non avevamo quindi una rete alle spalle che ci potesse aiutare con nostro figlio. Grazie ad una borsa di studio per ragazze madri siamo riusciti a trasferirci in un alloggio: io ho così ottenuto il posto letto, mentre Gjergji era fuori corso e doveva pagare prezzo pieno.

Questa era la nostra situazione: pochi anni, pochi soldi e pochi aiuti.

Un giorno l’assistente di un professore universitario, che mi vedeva arrivare ai laboratori a frequenza obbligatoria con Matteo, mi ha dato una speranza:

«Mia moglie fa la volontaria in un asilo che aiuta anche le ragazze madri, sia italiane che straniere, vi metto in contatto?».

Così ho conosciuto Natalie, in futuro mia grande amica. Mi ha accompagnato al nido Oasis Montebruno e in fretta e furia abbiamo iscritto Matteo.

Ho notato con stupore che mio figlio era l’unico bambino per metà italiano, per il resto era circondato da stranieri. È stata una delle caratteristiche più belle che ricordo di quel periodo.

Io ero già abituata ad integrarmi, perché alla casa dello studente ero una dei pochi italiani residenti, perciò non ho mai percepito una situazione di stranezza, anzi mi faceva piacere e trovavo in quella “diversità” un’opportunità di confronto e crescita.

Apprezzavo moltissimo le attività organizzate dall’Associazione per spingere le famiglie alla conoscenza reciproca: lo scambio dei vestiti per bambini, le Cene Paese… erano tutti momenti preziosi per noi mamme e coinvolgenti per i genitori, si respirava solidarietà!

Ricordo, in particolare, di aver stretto amicizia con una mamma dell’Ecuador che aveva la bimba piccola, lavorava e studiava come me.

Anche per Matteo è stata un’esperienza molto arricchente.

Quando abbiamo portato Matteo a conoscere una cuginetta appena nata ci ha chiesto: «Quand’è che mi fai un fratellino? Però lo vorrei tutto marrone». Lo chiedeva perché il suo migliore amico in asilo era un bimbo africano.

Ancora adesso è un ragazzino che non ha nessuna difficoltà a fare amicizia. Riesce a legare, ad avere un rapporto bilaterale con il prossimo.

Oasis era un posto pieno di persone “diverse”: anche il fatto che i volontari, anziani e giovani, ruotassero in turni settimanali è sempre stata una caratteristica molto preziosa.

Per Matteo, praticamente senza nonni da poter frequentare nel quotidiano, era una risorsa poter stare con i volontari di una certa età.

Matteo ha sempre condiviso tutto. Questo è un aspetto che sicuramente ha respirato in Oasis.

Quando prendevo la focaccia per merenda lui mi diceva “prendine due, così la porto al mio amico”. Ed è così ancora adesso.

Con Lorenzo è stata un’esperienza del tutto diversa. È nato dieci anni dopo, quando mio marito aveva smesso di studiare, ma lavorava full time ed io ero all’ultimo anno di dottorato in Conservazione dei beni architettonici al Politecnico di Milano. Avevamo un’altra situazione economica. Per il nostro secondo bambino abbiamo fatto domanda al comunale ed era risultato in seconda posizione degli esclusi; poi il tempo passava, ma io ero fuori corso col dottorato e quindi avevo finito la borsa di studio. Eravamo di nuovo punto a capo, così mi sono rivolta nuovamente ad Oasis chiedendo la possibilità di un posto in convenzione con il Comune di Genova.

Rispetto all’iscrizione di Matteo, è stato un ingresso un pochino più pianificato. Abbiamo cambiato nido, scegliendo Mascherona perché, essendo vicina al Dipartimento di Architettura e Design dell’Università di Genova, più comoda per lo svolgimento delle mie attività di ricerca. Abbiamo conosciuto nuove maestre e ci siamo interfacciati con la novità del metodo Montessori, introdotto proprio in quegli anni.

Abbiamo ritrovato lo stesso clima accogliente, i volti sempre sorridenti che ricordavamo e abbiamo osservato un notevole salto di qualità nel metodo educativo.

Beninteso, già ai tempi di Matteo era un nido assolutamente valido, ma certamente la novità del nido montessoriano ha dato un quid in più che ha fatto la differenza, soprattutto per Lorenzo che ha un carattere molto diverso rispetto a suo fratello.

Le maestre ci hanno aiutato molto dal punto di vista educativo.

Lorenzo è cresciuto molto indipendente e per tante cose vedo che parla come la maestra di riferimento.

Quando prova qualcosa di nuovo dice sempre “ce la posso fare”. Mai “non ce la faccio”.

Faceva tutto da solo e, se intervenivo, mi diceva “faccio io”.

Oasis ha lasciato a Matteo il valore della condivisione, e a Lorenzo l’autonomia e la perseveranza.

Abbiamo ricevuto veramente tanto in entrambe le esperienze: l’umanità delle persone, il modo di approcciarsi con i bambini, il fatto che ci siano i volontari esterni, il fatto che sia multiculturale, multietnico, con diversi background economici e sociali, è fondamentale.

Oasis è famiglia: ho sempre inserito i bambini sempre in una settimana e non ho mai dovuto “combattere” per lasciarli, casomai per riportarli a casa!

C’è sempre stato un rapporto di fiducia piena e di condivisione.

Senza l’Associazione Oasis non so come avrei fatto. Probabilmente, non mi sarei mai laureata senza l’aiuto di Oasis.

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