Il nostro dono più grande sono i loro successi

Il nostro dono più grande sono i loro successi

Oggi si celebra la giornata del dono e noi abbiamo deciso di festeggiarla regalandoci una storia a lieto fine. O meglio, a lieto inizio, perché l’obiettivo che ha raggiunto questo papà gli consentirà di dare un nuovo avvio alla sua famiglia.

Ma facciamo un passo alla volta: due anni fa al nido Mascherona è arrivata una famiglia africana composta da mamma, papà e una bambina.

La mamma non parlava una parola d’italiano, il papà lo stesso: l’ambientamento della piccola è stato fatto in inglese e pian pianino, educatrici e volontarie dell’associazione, hanno cominciato a comunicare con i genitori.

È emerso che non possedevano i documenti, perciò non potevano accedere alla convenzione del Comune di Genova, al bonus nido Inps, agli assegni di nucleo familiare e a nessun tipo di sostegno economico di altro tipo.

La mamma viveva con la bambina in una comunità, il papà in una casa con altri quattro ragazzi, dall’altra parte della città. Il loro sogno era quello di poter vivere insieme, ma lasciando la comunità, la mamma avrebbe perso il sostegno che le arrivava dalla stessa.

Finalmente, quasi un anno fa, sono arrivati gli agognati documenti e così abbiamo potuto attivare lo Sportello genitori per seguire la famiglia per le questioni burocratiche: lo Spid, il permesso di soggiorno, il bonus nido, ecc.

Per migliorare la comunicazione chiediamo ad un nostro socio, abile con l’inglese, di prendere in carico la famiglia e lui, accetta di buon grado e comincia a contattare il papà.

Man mano che cercano di risolvere i problemi più urgenti (fra i quali ottenere lo Spid per poter poi accedere, per esempio, a tutte le misure previste per chi ha minori a carico), la situazione si complica: la mamma rimane nuovamente incinta e deve affrontare una gravidanza a rischio. Ciò non le consente di alzarsi dal letto e di frequentare il corso d’italiano che le avevamo trovato, né di poter cercare un lavoro.

Nel frattempo la mamma viene anche accusata per aver acquistato un telefono rubato: fortunatamente verrà poi assolta, ma ogni passaggio di questa vicenda viene seguito dal socio Oasis con impegno, dalla ricerca dell’avvocato, alla traduzione delle comunicazioni che via via arrivavano.

Il papà prende il nostro volontario come vero punto di riferimento, lo chiama “zio” delle sue bambine: nasce una vera e propria amicizia.

Finalmente qualche settimana fa, con una telefonata e una foto, il papà ci ha raccontato soddisfatto di aver trovato una sistemazione dove riunire tutta la sua famiglia, ma soprattutto ha trovato un lavoro.

È precario, avrà sicuramente bisogno di trovare una soluzione più stabile, ma è sicuramente un nuovo inizio per lui e per la sua famiglia.

Ecco il dono che abbiamo ricevuto, grazie al volontario che lo ha reso possibile.

«Io non ho fatto quasi nulla a dir la verità – dice il volontario – alla fine ho cercato a lungo di risolvere il problema della casa e del lavoro, ma la soluzione l’ha trovata il papà da solo».

Noi sappiamo che il nostro volontario è troppo modesto: anche se non ha fisicamente risolto lui i nodi della casa e del lavoro, ha rappresentato per questa famiglia – per il papà in particolare – un punto di riferimento in un momento della vita a dir poco complicato.

Non dimentichiamo mai che, spesso, aiutiamo genitori di bambini piccoli che si trovano in un Paese diverso dal loro.

Aver donato il suo tempo libero per aiutare questo papà nell’’integrazione, per il corso d’italiano, il permesso di soggiorno, il problema giudiziario e le questioni burocratiche a noi non sembra poco per nulla: un grazie enorme al nostro socio (che desidera per giunta rimanere anonimo) e un bravo al papà per essersi impegnato nel risolvere i problemi della sua famiglia!

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